Dedicato alla fantasia popolare: 'Il lupo con il campanaccio'

I lupi erano numerosi, una volta, in Valle d'Aosta; e non di rado mietevano vittime umane ed animali, a dispetto delle molto autorevoli ordinanze che ne sollecitavano la cattura e delle tante battute organizzate a tal fine nei diversi paesi.

Una notte una di quelle belve, che la fame aveva reso audace, spintasi fino a Saint-Vincent, incominciò ad aggirarsi inquieta in mezzo all'abitato, pronta a gettarsi sulla prima preda che le fosse dato avvistare. Appena vide, dunque, uscire da una stalla un contadino, gli si avventò contro per sbranarlo: ma non poteva capitare peggio.

L'uomo, che era il più gagliardo della zona, con mossa fulminea agguantò il lupo alla gola, stringendo la morsa sin quasi a soffocarlo; lo trascinò nella stalla e, legatogli al collo un campanaccio da mucca, lo ributtò fuori nella notte, con una bella pedata.

L'animale, di nuovo libero, ripresosi dallo stordimento, prese lo slancio per darsi alla fuga, ed il sonaglio incominciò a tinnire.

Assordata dal frastuono e pazza di paura, la fiera continuò a correre ululando per invocare aiuto, mentre gli altri lupi, rispondendo al richiamo, uscivano dalle tane per unirsi alla sua folle corsa.

Lo strano corteo, che andava man mano ingrossando per il sopraggiungere di nuovi esemplari, attraversò senza fermarsi boschi e paesi, risalendo la valle con fragor di tregenda, su su, fino ai ghiacciai delle vette.

Valicate le Alpi con il suo corteo di belve ululanti, il lupo con il campanaccio continuò a correre finché gli resse il cuore. Ma, quando cadde, già, ad uno ad uno, aveva seminato sui suoi passi i compagni, sfiniti di fame e di fatica.

Ecco perché, di tanti che erano, non è rimasto un sol lupo in tutta la Valle d'Aosta.

(Tratto da: "Il fiore del leggendario valdostano" di Tersilla Gatto Chanu, Emme Edizioni).

 
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